L’incoronazione di Re Carlo III

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Londra si prepara per il giorno dell’incoronazione, anzi per la “Coronation Week”, che comporta tutta una serie di elaborate cerimonie. Carlo viene incoronato sabato 6 maggio 2023, mentre domenica 7 si tiene un concerto dal vivo al Castello di Windsor. Per la mentalità del XXI secolo è curioso che Carlo sia già re da parecchi mesi, insediato a palazzo e facente funzione, ma che non lo sia ancora davvero, fino al momento della consacrazione, che ha un significato mistico e coinvolge Dio; nel Medioevo capitava che un re di Germania (anzi, dei “Franchi Orientali” secondo la definizione corretta) dovesse aspettare due o tre anni per cingere la corona di Sacro Romano Imperatore. Il senso di certe liturgie e della loro sacralità si è quasi del tutto perso, adesso che i pochi re e le poche regine che ancora ospita l’Europa ostentano di essere cittadini comuni, poco o nulla sacri, vanno in bicicletta e riducono al minimo il cerimoniale; se si lasciano da parte i Papi e il Vaticano, ormai restano solo i re e le regine di Gran Bretagna e Irlanda Settentrionale a recitare in tutta la sua magnificenza, e con tutti i suoi richiami simbolici, il copione del passato.

1953, incoronazione della Regina Elisabetta

Ma se questo è il significato profondo, la maggior parte dei sudditi britannici, e ancora di più degli spettatori televisivi da tutto il resto del mondo (ne sono attesi 300 milioni a seguire la diretta dell’incoronazione), non baderanno tanto alla Sacralità e alla Storia, quanto alla Favola: carrozze degne di una fiaba di Andersen, divise sgargianti con pennacchi e colbacchi, stendardi da cavalieri medievali, e chi più ne ha più ne metta.

Carlo e Camilla

Quanto alle carrozze, Carlo potrebbe usarne due: una per spostarsi da Buckingham Palace alla cattedrale di Westminster, e l’altra per il ritorno; ma può darsi che decida di avvalersi solo della prima, più moderna, un po’ più sobria e dotata anche di aria condizionata, lasciando perdere la seconda, che è più vecchia e più bella (risale al 1762) ma anche più scomoda e (forse) troppo barocca e poco adatta al taglio sobrio che il nuovo sovrano vuol dare all’incoronazione, per rispetto allo spirito dei tempi e alle difficoltà economiche di tanti suoi sudditi.

Buckingham Palace

Questa sobrietà si manifesta anche nel taglio del numero di ospiti ufficiali rispetto alla cerimonia di sua madre Elisabetta nel 1953: solo 2 mila anziché 8 mila. E se avete mai assistito dal vivo a un matrimonio in India (all’autore di quest’articolo è successo) 2 mila persone è un numero normale di invitati per una cerimonia di nozze della borghesia medio-alta (niente di che) nella ex Perla dell’Impero britannico. Per quanto sia volgare parlarne, a Londra si discute anche di soldi. Il preventivo del costo era di 100 milioni di sterline, ma alcuni giornali sostengono che si arrivi a 250, soprattutto per le misure di sicurezza che devono essere prese, contro tutti quanti: dai terroristi nordirlandesi a quelli islamici, senza trascurare i pazzi isolati o eventuali manifestanti anti-monarchici o ambientalisti, che non intendono uccidere nessuno ma possono guastare la festa.

C’è da aggiungere alla colonna dei costi la perdita di prodotto interno lordo per un giorno lavorativo in meno, dovuto alla festa nazionale. D’altra parte l’incoronazione attrae un flusso supplementare di turisti dall’estero e rende altri soldi con il merchandising e la vendita dei diritti televisivi in tutto il pianeta. Dopotutto la monarchia è una delle principali industrie della Gran Bretagna e crea fatturato sempre, non solo nel giorno della massima festa. Questo paragrafo si può chiudere osservando che anche qualora si rilevasse una perdita di bilancio nell’arco di quelle 24 ore sarebbe assurdo discuterne.

Carlo

Casomai si pone un problema di prospettiva: dopo Carlo c’è un altro re di Gran Bretagna e Irlanda settentrionale? La domanda non è retorica. Dicono i sondaggi che la monarchia gode del consenso del 58% dei sudditi, e questa è una quota molto alta, ma già più bassa di quella del tempo di Elisabetta, e fra i giovani il favore scivola sotto al 50%, e i giovani sono l’opinione pubblica del prossimo futuro.

Incoronazione Regina Elisabetta

Archiviate, con danni, le polemiche su Lady Diana, quelle recenti suscitate da Meghan Markle e da Harry, che attaccano la Royal Family ventiquattro ore su ventiquattro (e lei non è invitata all’incoronazione), fanno sentire scricchiolii sinistri.

Abbazia di Westminster

Il senso di una Famiglia Reale è essere di esempio alla nazione; se quel ruolo viene meno in modo sistematico, una generazione dopo l’altra, che cosa resta? Più in concreto, Carlo è meno popolare in Scozia di quanto fosse sua madre Elisabetta, che fece moltissimo per accreditarsi come regina scozzese a tutti gli effetti, oltre che inglese; e la Scozia ha già fatto un referendum, sia pure fallito, per uscire dal Regno Unito, e ne reclama un secondo al più presto.

Regina Elisabetta e Carlo

Sull’altro piatto della bilancia c’è da registrare che fra i 2 mila invitati c’è (ed è una novità storica assoluta) una rappresentante dei repubblicani nordirlandesi, cioè Michelle O’Neill, la vicepresidente del partito indipendentista Sinn Féin, il referente politico dell’Ira (il padre di Michelle è stato in carcere proprio in quanto membro dell’Irish Republican Party). La donna aveva già intrattenuto un rapporto personale con la regina Elisabetta, e nei giorni scorsi ha spiegato: “Viviamo un’epoca di grandi cambiamenti. Resto repubblicana e indipendentista, ma sono consapevole che per molti miei connazionali nordirlandesi questa cerimonia ha un significato importante”.

La presenza di Michelle O’Neill non è l’unica novità. L’incoronazione di Carlo è quella col maggior numero di donne e la più multiculturale e multireligiosa di sempre. Ovviamente fra i capi di Stato stranieri figura anche il nostro presidente Sergio Mattarella. Sabato mattina, dopo il corteo da Buckingham Palace, la cerimonia nell’Abbazia di Westminster dura circa due ore, a partire dalle 11. Tutto viene ripreso dalla televisione, tranne la parte più sacra, quella che giustifica l’intera cerimonia: la benedizione con l’olio, che mette il re in diretto contatto con Dio, non si vede, proprio come successe con Elisabetta nel 1953.

Luigi Grassia