Viaggio nell’Egitto dei Templi

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“No pain, no gain” dicono gli inglesi. Significa che se si vuole ottenere qualcosa, lo scotto (spesso) è soffrire un po’. Esempio pratico: chi non ha sognato di vedere Luxor a bordo di una crociera sul Nilo? Ma anche se si soggiorna a Marsa Alam, sulla riva egiziana del Mar Rosso, e da lì si desidera raggiungere la Valle dei Re e i tesori archeologici della favolosa Luxor, bisogna sobbarcarsi una fatica non da poco: partenza alle ore 1,45 di notte, e poi sei ore e mezza di autobus (e altrettante per rientrare alla sera, è ovvio…). Una giornata molto densa, insomma. Però ne vale la pena, perché le meraviglie che si vedono in quel singolo giorno bastano e avanzano da sole a giustificare un’intera vacanza.

Tempio di Karnak

Quando pensiamo all’antico Egitto ci vengono in mente soprattutto le piramidi e la Sfinge, cioè la zona prossima al Mediterraneo, ma in certi periodi storici è stata più importante la regione egizia più remota, collocata 700 chilometri più a sud, nel profondo dell’Africa, dove sorgeva l’antica Tebe, e dove oggi c’è Luxor. I faraoni che hanno regnato sull’Egitto da Tebe non hanno costruito piramidi o Sfingi (erano passate di moda, per così dire), tuttavia l’eredità architettonica di questi re è altrettanto imponente. A Luxor lascia senza fiato la quantità infinita delle statue ciclopiche, dei luoghi di culto e dei palazzi. Già il vero e proprio Tempio di Luxor è qualcosa di immenso, preso a sé stante, e quello vicino di Karnak è composto addirittura da 16 grandi templi collegati. Come se non bastasse, a breve distanza da qui c’è la Valle dei Re, con tombe che offrono visite emozionanti, e fra queste c’è quella del famoso Tutankhamon. Quantità e qualità senza limiti di materia prima storica e archeologica.

Se avete visto il film “La mummia”, a Luxor potreste avere una sensazione di déjà vu: gli imponenti colonnati che compaiono nel film sono stati proprio ispirati a quelli di Luxor (non sono identici, li hanno un po’ ritoccati digitalmente) e la storia che vi si racconta è liberamente ispirata a un fatto storico vero, verissimo, legato a questa città. Nel film compare un faraone che viene assassinato dalla giovane moglie e dal suo amante, e i due fedifraghi subiscono, per questo, una pena atroce. La realtà storica è molto simile, raccontata da un papiro che si trova non in Egitto, ma nel Museo Egizio di Torino: nel 1155 avanti Cristo il faraone Ramses III fu ucciso in un complotto (la cosiddetta “Congiura dell’Harem”) ordito da una delle sue mogli, dal loro figlio e da alcuni dignitari di corte; e tutti costoro pagarono a carissimo prezzo il delitto. Probabilmente nessuno dei giustiziati ha lasciato dietro di sé una mummia assassina, come si immagina nel film, ma chi lo sa, forse bisognerebbe indagare.


C’è un altro curioso legame fra Luxor e il Museo Egizio di Torino; curioso e rivelatore. Di regola ci piace immaginare (perché sembra più esotico e più stravagante) che a costruire le piramidi, le altre tombe monumentali e i templi dell’antico Egitto siano state masse di schiavi, ma non è così: sarebbe stato impossibile imporre una disciplina sociale così rigida a così tante persone, perciò i lavoratori dovevano essere pagati. Venivano messi a fare i muratori migliaia di contadini, nel periodo dell’anno in cui i loro campi non erano resi fertili dal limo depositato dal Nilo e perciò non avevano altro da fare. Però, però… c’era un problema: le finanze pubbliche degli Stati della remota antichità erano spesso traballanti, e non di rado i lavoratori scoprivano che il faraone non aveva i soldi per pagarli.

Nefertari

Che cosa succedeva allora? Succedeva che contro il pur amatissimo faraone i lavoratori facevano sciopero. Altro che schiavi. Può anche darsi che questo sia successo molte volte nel corso dei secoli, e grazie a un papiro conservato del Museo Egizio di Torino sappiamo con certezza che è capitato almeno una volta: esiste, grazie a quello scritto, la prova del primo sciopero documentato nella storia dell’umanità. Avvenne proprio a Luxor, nel 1157 avanti Cristo. Ma è possibile, e persino probabile, che episodi del genere siano capitati diverse volte anche nei millenni precedenti, e che questo sia uno dei motivi per cui lo sforzo erculeo di costruire piramidi non sia stato ripetuto, dopo i primi secoli. Non solo le piramidi costavano troppo all’erario, ma probabilmente creavano pure problemi sociali insormontabili.

Entrata al tempio di Luxor


Sull’antico Egitto ci sono altri miti da sfatare, e anche riguardo a questo la zona di Luxor viene in aiuto e fornisce chiarimenti. Siccome parliamo di migliaia di anni fa, diamo per scontato che le donne fossero sottomesse e prive di diritti. E invece le antiche egizie avevano, in linea di principio, gli stessi diritti degli uomini. Sia chiaro, allora come oggi, avere pari diritti legali non significava in automatico essere pari in tutto e per tutto. Ma le antiche egizie potevano essere titolari di proprietà; potevano divorziare di loro iniziativa; potevano intentare causa e rendere testimonianza in tribunale; potevano studiare ed esercitare professioni prestigiose, come quella del medico; e sì, potevano anche diventare faraone.


Cleopatra non è stata l’unica. Dire di preciso quante faraone abbia avuto l’Egitto è difficile, perché alcune sono semi-leggendarie, altre hanno governato per interposta persona, ma come minimo ce ne sono state cinque storicamente acclarate e importanti: Hatshepsut, Nefertari, Neferubosek, Nitocris e Twosret, a cui si sono aggiunte quelle di epoca tolemaica (cioè greco-macedone) come Cleopatra. Certo, queste sovrane rappresentano una quota minore, nell’arco delle 30 o 31 dinastie conteggiate dalla tradizione, però non si è trattato di mosche bianche.

La tomba di Tutankhamon


In particolare, la prima faraona fra quelle citate sopra, Hatshepsut (nata a Luxor fra il 1513 e il 1507 a.C. e morta nel 1458 a.C.) in questa zona dell’Egitto lasciò dietro di sé un tempio imponente, vicino alla Valle dei Re, e fece costruire l’obelisco più grande del complesso templare di Karnak, che è anche il secondo obelisco in assoluto al mondo per dimensioni. Queste informazioni storiche e archeologiche sarebbero di interesse generale per il pubblico dei visitatori, per le donne ma anche per gli uomini, eppure abbiamo verificato (con disappunto) che da parte delle guide turistiche locali non c’è zelo nel riferire del contributo femminile al complesso Luxor/Karnak/Valle dei Re; bisogna integrare le spiegazioni con informazioni di altra fonte.


Infine, sulla Valle dei Re c’è da riferire una stranezza, anzi due. La prima è che la tomba di Tutankhamon è l’unica, fra le tante, per il cui ingresso si paga un biglietto a parte, e anche caro: 20 euro a persona. Eppure (e questa è la seconda stranezza) si tratta di una delle tombe più modeste della zona. Nella Valle ci sono tombe con corridoi di accesso lunghi fino a 165 metri, e con diverse camere istoriate. Invece quella di Tutankhamon ha un corridoio breve e una sola camera (quella dove c’era il sarcofago). Evidentemente si specula un po’ sulla gran voglia dei viaggiatori di visitare a ogni costo il sito sepolcrale del faraone più famoso, anche se non si tratta del più importante della storia egizia. È il più famoso perché la sua sepoltura è l’unica di tutto l’antico Egitto a essere stata scoperta intatta, con i suoi favolosi tesori (che oggi si possono ammirare nel nuovo Grand Egyptian Museum nella Valle di Giza).


Luigi Grassia