Grand Egyptian Museum al Cairo

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Il fascino dell’Egitto dura da millenni e non tramonta mai. Furono Cleopatra e Cesare, più di duemila anni fa, a gustare la prima romantica crociera sul Nilo di cui si abbia memoria. Poi Cleopatra fece il bis con Marco Antonio. D’accordo, al centro dell’attenzione c’era soprattutto lei, la divina Cleopatra, ma anche l’Egitto. Agli occhi della Grecia e di Roma, quello non era un paese come gli altri. Lo storico Erodoto, e vari filosofi dell’antica Ellade, andarono in Egitto per scoprirvi l’origine di tutte le civiltà, inclusa la loro; e già in quelle epoche remote, le Piramidi e la Sfinge erano così antiche che si era persa la memoria precisa di chi le avesse costruite, e di quali tecniche mirabolanti fossero state usate per innalzarle. Poi sulle orme di Cesare un altro conquistatore di passaggio, Napoleone, a cavallo fra il Sette e l’Ottocento rilanciò in Europa l’egittomania, che dura tutt’oggi. Se fate zapping in tv, non c’è quasi giorno senza un documentario sul favoloso Egitto antico. In teoria se ne potrebbero fare altrettanti sulla Mesopotamia, sulla Grecia, su Roma, sulla Cina, sui Maya… e infatti ce ne sono, però non c’è confronto possibile: è l’Egitto delle Piramidi, dei Faraoni e di Cleopatra a stravincere.

Questo pone un problema non solo al telespettatore, ma anche al viaggiatore: se una persona è già stata in Egitto, e crede di aver visto un po’ tutto, dalla Sfinge a Luxor, troverà qualcosa di nuovo da scoprire se torna in quel paese? Qualcosa che giustifichi un secondo o un terzo viaggio? Ebbene sì: nel 2026 c’è davvero qualcosa di nuovo in Egitto, e questo qualcosa ha le dimensioni colossali del Grand Egyptian Museum (Gem) del Cairo, inaugurato da pochi mesi proprio in vista delle Piramidi; senza contare poi qualche gemma ulteriore da scoprire nella vicina valle di Saqqara, gemma che magari è sfuggita a chi ci è già passato negli scorsi anni, ma oggi il sito offre un qualcosa di più, restaurato e visitabile.

Aggiungiamo un dettaglio non da poco, che riguarda l’accessibilità complessiva dell’Egitto, alla luce della geopolitica: il turismo in questo paese ha un po’ sofferto per la guerra fra America e Iran, ma ha sofferto ingiustamente, perché non è stato coinvolto nei combattimenti; anzi, lo spazio aereo egiziano in questi mesi è risultato così sicuro che nei momenti di massima tensione le rotte aeree che sorvolano il Golfo e Israele vengono deviate proprio sull’Egitto. Eppure, il paese ha patito un po’ il calo dei flussi turistici che ha riguardato tutto il Medio Oriente. Ora in turismo sta tornando.

Dunque, ecco a voi il Grand Egyptian Museum. La struttura si impone oltre che per le dimensioni dell’edificio anche per l’originalità degli interni, che ha promosso una concezione nuova dell’esposizione. Una delle idee più originali è la sala d’ingresso dove una larghissima e lunghissima scalinata ospita una quantità di colossali reperti raggruppati in 4 zone tematiche: 1) i faraoni; 2) la religione; 3) il rapporto fra i sovrani e gli dèi; 4) l’aldilà. Una passerella mobile, in lieve salita, porta a percorrere lentamente queste 4 aree, e una volta completata l’ascesa conduce alla zona numero 5): l’eternità, rappresentata da un’ampia finestratura che dà direttamente sulle Piramidi di Giza. Da lì comincia il vero e proprio percorso espositivo, che poi riporta a questo stesso punto e invita a ridiscendere, ma stavolta a piedi, la grande scalinata.

Un consiglio personale sul percorso: una volta arrivati in cima si può procedere nella direzione che si vuole, ma è meglio partire dal tesoro di Tutankhamon. Il percorso ufficiale consiglia di lasciarlo per ultimo, in modo che la visita sia in crescendo per qualità dei reperti, invece è preferibile cominciare proprio da lì, da Tutankhamon, per evitare di arrivarci stremati dopo tre ore di camminata, con il rischio di non apprezzare quella meraviglia come merita.

Un altro merito del nuovo Grand Egyptian Museum è di essersi imposto all’attenzione mondiale senza però togliere significato al vecchio e glorioso Museo Egizio del Cairo, quello collocato nella centralissima Piazza Tahrir; sì è vero, il nuovo Gem ha portato via al vecchio Museo il tesoro di Tutankhamon, ma soltanto quello, e adesso sono in esposizione in Piazza Tahrir decine di migliaia di oggetti preziosissimi che prima giacevano impacchettati nei magazzini. L’antico Museo Egizio conserva il suo fascino ottocentesco: i reperti sono sistemati secondo lo stile e la logica dell’archeologia eroica, quella (per intenderci) della serie di film “La mummia”. Come se non bastasse, dal 2021 è operativo al Cairo un altro colosso, cioè il Museo nazionale della civiltà egiziana, che non è precisamente un altro Museo Egizio, visto che ha prospettive più ampie (incluse quelle copta e islamica), ma contiene pure un’imponente Sala delle Mummie. Decisamente, se si parla di archeologia l’Egitto non ha problemi né di quantità né di qualità.

Da fuori, il Grand Egyptian Museum si presenta con uno spettacolare obelisco sospeso sul piazzale antistante: è alto 9 metri e mezzo, a cui va sommata l’altezza della piattaforma sopra la quale è collocato; da sotto, vi si legge il nome di Ramses II, a cui il monumento è dedicato. E nell’enorme atrio fa gli onori di casa la giga-statua (12 metri per 80 tonnellate) di quello stesso faraone. Dentro al Gem, la tomba di Tutankhamon è così preziosa perché è l’unica di un faraone che abbiamo scoperto intatta; tutte le altre sono state saccheggiate già nell’antichità. Si è salvata perché nelle vicinanze, ma in posizione un po’ più elevata, c’erano altre due tombe di faraoni; chi ha scavato e saccheggiato queste due ha sommerso quella di Tutankhamon sotto tonnellate di terra di riporto. Così gli archeologi moderni hanno trovato il tesoro integro.

Nel vecchio Museo egizio del Cairo era esposta solo una parte degli oggetti di Tutankhamon ritrovati; nel nuovo Gem ci sono proprio tutti, cioè 5395 distribuiti in 10 sale. I reperti più splendidi sono la maschera del faraone, i sarcofagi dorati messi uno dentro l’altro come le matrioske russe, e i catafalchi dorati inclusi a loro volta uno nell’altro come scatole cinesi; ma anche tutto il resto del tesoro di Tutankhamon ha valore inestimabile, e basterebbe di suo a fare la gloria di un intero museo, e a documentare la civiltà spirituale e materiale di tutto l’antico Egitto. Il Cairo oltre ai musei che abbiamo citato offre nella Cittadella (cioè nella parte antica, tutt’ora racchiusa entro possenti mura) numerosi monumenti dell’Egitto post-faraonico: chiese cristiane copte e moschee, in particolare quella di Alabastro in stile turco e quella prospiciente di Al-Nasir Muhammad in puro stile locale.

Nell’antichità, e fino a tempi abbastanza recenti, Giza con le piramidi e la Sfinge erano intenzionalmente separate dal Cairo: a Est del Nilo la città dei vivi, e a Ovest la città dei morti; oggi, con la grande urbe che si espande, tale distinzione è scomparsa, ma un certo spazio attorno a Giza ancora c’è, e speriamo che venga salvaguardato. Non stiamo qui a descrivere in poche righe la Valle di Giza con le Piramidi e la Sfinge, sarebbe fuori luogo, ma ci sia consentita una breve osservazione: questo sito resta una delle meraviglie del mondo e uno dei posti che nella vita bisogna assolutamente visitare, tuttavia è stato un po’ peggiorato dal cambio di gestione che è intercorso negli ultimi anni. La Valle era già protetta da una vasta recinzione esterna, la cui presenza era giustificata, lontana dalle Piramidi e non invasiva; adesso ce n’è anche una interna, e l’asfalto è arrivato un po’ troppo a ridosso dei monumenti. Chissà se un domani si vorrà ripristinare una situazione ambientale rispettosa dell’atmosfera di qualche anno fa.

Di un altro sito archeologico, quello di Saqqara, staccato dalla capitale Il Cairo ma non troppo distante, e sede di numerose sepolture faraoniche, ricordiamo un monumento imprescindibile come è la famosa Piramide a Gradoni, ma sottolineiamo anche la presenza di tombe di alti funzionari imperiali, di grande interesse archeologico: in particolare la Tomba di Mehu, la Tomba di Mereruka, la Tomba Meridionale di Djoser, il complesso funerario di re Unas, e il Serapeo con gli enormi sarcofagi in granito dei tori sacri Api. Alcuni di questi monumenti sono stati restaurati da poco. Il suggerimento è di chiedere di visitarli, anche se non tutti gli operatori li includono nei loro tour.

Il Grand Egyptian Museum vanta un’ulteriore attrazione: ci sono parecchi turisti in arrivo dall’estero che chiedono innanzitutto di vedere Mimi, una femmina di cane dal pelo rossiccio chiaro, la mascotte che si aggira in piena libertà fra le sale del Museo. In origine era una cucciola randagia che cominciò ad avvicinare il cantiere quando qui c’era un via vai di muratori, adesso che è una giovane cagna non si mostra affatto turbata dalle folle del Gem. Lei non lo sa, ma il direttore del Museo ha decretato che questa sia per sempre casa sua, e che vi debba essere ospitata e nutrita finché vive. Decisamente, Mimi se la gode. https://gem.eg

Luigi Grassia