Yayoi Kusama, l’infinito come gesto

Arte, Basilea, CULTURE, Primo piano, WORLD, Yayoi Kusama

Questo autunno la Fondation Beyeler a Riehen/Basilea presenta la prima grande retrospettiva dedicata a Yayoi Kusama in Svizzera. Inaugurata il 12 ottobre 2025 sarà visibile fino al 25 gennaio 2026. Non una semplice rassegna di opere, ma un racconto esteso.

Yayoi Kusama

Oltre trecento lavori, fra pezzi storici, opere mai esposte in Europa e nuove produzioni concepite per l’occasione che attraversa più di sette decenni di pratica artistica e riconsegna al pubblico la complessità poetica di una delle figure più singolari dell’arte contemporanea.  

Infinity Mirrored Room – Illusion Inside the Heart, 2025

Kusama, nata a Matsumoto in Giappone nel 1929, è divenuta negli anni voce di straordinaria consistenza: pittura, scultura, installazione, performance, moda, letteratura e cinema sono i repertori con cui ha forgiato un lessico inconfondibile. La sua opera si muove tra ossessione e cura. I motivi ripetuti, i polka dots, le reti che si moltiplicano, non sono mera decorazione ma stratagemmi di pensiero che traducono esperienze visive e psicologiche in forma estetica. La biografia e la costanza della pratica dell’artista, così come il legame con le sue visioni giovanili, sono ampiamente documentati nelle istituzioni che ne seguono la produzione.

Installazione, Yellow Tree, NGV, Melbourne, 2024

La mostra alla Beyeler si svolge come un itinerario cronologico e tematico: dall’emergere degli acquerelli e dei dipinti degli anni Cinquanta – opere intime prodotte a Matsumoto – fino all’esplosione creativa a New York negli anni Sessanta, quando Kusama entra in dialogo con l’avanguardia internazionale e definisce pratiche come le Accumulations e le performance che sfidano gli alvei dell’arte di quegli anni. Il ritorno in Giappone negli anni Settanta sancisce un’ulteriore maturazione di linguaggio, in cui la reiterazione diventa anche atto di resistenza e di cura.  

Narcissus Garden, 1966/2020 @Kim Hansen

Al cuore dell’esposizione pulsa il tema che più di ogni altro attraversa il suo lavoro: l’infinito. Non un concetto astratto, ma un’esperienza sensoriale, la perdita del confine tra soggetto e mondo attraverso la moltiplicazione ossessiva della forma. I suoi Infinity Nets aprono campi visivi che sembrano estendersi senza limiti; le Infinity Mirror Roomssospendono il visitatore in camere di luce e riflesso che annullano la spazialità convenzionale e trasformano la fruizione in immersione totale. Per la retrospettiva la Beyeler presenta tra l’altro nuove installazioni site-specific tra cui Infinity Mirrored Room – Illusion Inside the Heart (2025), concepita per fondersi con il parco e con l’architettura del museo. 

«Yayoi Kusama» alla Fondation Beyeler @Mark Niedermann

La creatività di Kusama agisce su due piani che si incontrano: estetico e esistenziale. Le strutture ripetute (puntini, reticoli, sfere) sono il mezzo con cui l’artista affronta vissuti di fragilità, ansia e visioni croniche, ma sono anche la forma attraverso cui quei vissuti si trasformano in lingua collettiva. Il suo lavoro non si limita a provocare meraviglia ottica: cerca la condivisione, la catarsi, una forma di conforto che nasce dall’esperienza condivisa del tremore e della meraviglia. Le istituzioni che hanno ospitato le sue grandi rassegne in anni recenti ne hanno riportato la capacità di attrarre platee ampie senza rinunciare alla densità critica.  

No. N2, 1961

La retrospettiva alla Fondation Beyeler è pensata come un’esperienza complessiva: le opere dialogano con gli spazi interni e con il paesaggio, le sale si susseguono come tappe di un percorso sensoriale e intellettuale. Fra i momenti salienti spiccano Narcissus Garden (1966/2025), le Accumulations, i Infinity Nets e le nuove mirror-rooms; oltre 130 opere non ancora viste in Europa arricchiscono il racconto e offrono nuove possibilità interpretative. Per chi conosce Kusama solo attraverso le immagini virali delle sue camere specchiate, la mostra restituisce la profondità storica e teorica di un lavoro che è insieme iconico e profondamente personale.  

La curatrice Mouna Mekouar @Matthias Willi
Installazione @Mark Niedermann

Questa retrospettiva non è soltanto un’occasione per vedere opere celebri, ma un invito a misurarsi con la singolarità di una pratica artistica che ha fatto dell’infinito e della ripetizione una grammatica dell’anima. Kusama, ancora oggi attiva e prodigiosa nella produzione, chiede allo spettatore di partecipare a un rito visivo che è insieme meditazione e festa, vertigine e consolazione. La mostra della Fondation Beyeler, curata da Mouna Mekouarin in stretta collaborazione con l’artista e il suo studio, conferma il ruolo di Kusama come figura imprescindibile per comprendere le tensioni e le possibili umanità dell’arte contemporanea. 

https://www.fondationbeyeler.ch/en/home

R. L.