Un viaggio visivo nel Giappone

Arte, Bologna, CULTURE, Giappone, ITALY, Museo Civico Archeologico, Primo piano

C’è un momento, entrando nelle sale di una mostra, in cui il tempo sembra inclinarsi. Succede anche a Bologna, al Museo Civico Archeologico, dove dal 20 novembre 2025 al 6 aprile 2026 si apre una porta che conduce lontano: un ponte che collega l’Italia al Giappone attraverso quattro secoli di immagini.

“Graphic Japan. Da Hokusai al Manga” non è solo una mostra: è una mappa, un atlante sensoriale che racconta come un Paese abbia trasformato la grafica in linguaggio universale, in estetica quotidiana, in cultura condivisa.

Nato da un’idea di MondoMostre, realizzato in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, un nuovo capitolo sulla creatività grafica nipponica, dopo il grande successo di HOKUSAI HIROSHIGE. Oltre londa. Capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston dell’autunno 2018. La mostra si avvale del patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Consolato Generale del Giappone di Milano e della Fondazione Italia Giappone.

Per la prima volta in Italia, un progetto espositivo abbraccia così ampiamente l’intero arco evolutivo della grafica giapponese: dalle stampe del periodo Edo fino ai manga che hanno conquistato il mondo, passando per poster iconici, tessuti, libri illustrati e oggetti d’arte applicata. È un viaggio che nasce dal desiderio (quasi un’urgenza critica) di capire come la grazia di una linea, la forza di un tratto e l’essenzialità di un simbolo abbiano saputo attraversare secoli e confini, fino a diventare parte del nostro immaginario globale.

La mostra, curata da Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza, si colloca in un momento storico particolarmente fertile: quello in cui il dialogo culturale tra Italia e Giappone ha trovato nuova energia grazie all’Expo di Osaka 2025. È come se Bologna raccogliesse idealmente questo testimone, offrendo ai visitatori un’occasione per entrare nel cuore visivo del Giappone senza lasciare l’Europa.

Il percorso espositivo è un viaggio che inizia molto indietro, nell’epoca Edo, quando gli ukiyoe – “immagini del Mondo Fluttuante” – raccontavano la vita quotidiana, la natura, le stagioni, i teatri kabuki, le mode effimere e la grazia dei gesti femminili. Qui si incontrano i maestri: Hiroshige con i suoi paesaggi che sembrano sciogliersi nella luce, Hokusai con la potenza delle onde e la vitalità degli animali, Utamaro con la delicatezza sensuale dei volti. In queste opere, la natura non è solo sfondo: è simbolo, emozione, specchio dell’anima.

Poi il viaggio cambia direzione: arriva l’era Meiji, il Giappone si apre all’Occidente, e la grafica diventa terreno di sperimentazione. L’artista non è più solo illustratore: diventa designer, ponte tra arte e industria. È qui che affonda le radici la modernità giapponese, quella che nel XX secolo troverà la sua voce più riconoscibile.

L’esposizione segue questo filo rosso fino agli anni Cinquanta, quando Kamekura Yūsaku – padre della grafica giapponese – ridefinisce il concetto di manifesto moderno. Accanto a lui, una generazione di designer intraprende la stessa strada, trasformando simboli antichi in forme contemporanee, reinventando i codici visivi tradizionali, amplificando l’armonia tra semplicità e impatto, tra vuoto e pieno, tra colore e luce. I loro manifesti non sono pubblicità: sono veri e propri racconti visivi, capaci di influenzare fotografia, cinema, moda e persino il graphic design italiano del primo Novecento.

Il percorso prosegue poi attraverso gli anni Settanta e Ottanta, quando la fotografia prima e la computer grafica poi rinnovano radicalmente il linguaggio visivo, portando gli artisti a esplorare nuove profondità e nuove superfici. Ed è affascinante vedere come, pur cambiando gli strumenti, la sensibilità giapponese resti riconoscibile: la delicatezza del tratto, la purezza del segno, la ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione rimangono costanti, come un codice genetico dell’immagine.

La mostra è articolata in quattro grandi sezioni tematiche che accompagnano il visitatore come capitoli di un romanzo visivo. Si inizia con la Natura, presenza costante nell’immaginario nipponico, che si traduce in onde, fiori, animali e stagioni declinati su carta, seta, tessuti e ceramiche.

Si passa poi ai Volti e alle Maschere, che rivelano connessioni sorprendenti con il cinema e il teatro: i ritratti degli attori kabuki sembrano aprire un dialogo diretto con le inquadrature di Ozu e Kurosawa, e non è un caso che molti graphic designer giapponesi abbiamo collaborato con registi, stilisti e case editrici.

La terza sezione è dedicata alla calligrafia e alla tipografia, dove la scrittura diventa immagine e l’immagine diventa scrittura: un equilibrio zen che ha influenzato anche le pagine dei manga.Infine, il Giapponismo contemporaneo racconta come il Giappone sia diventato un filtro estetico globale, capace di reinventarsi in anime, pubblicità, moda e fumetto, e di influenzare profondamente anche l’Europa.

Il patrimonio esposto è imponente: più di 250 opere provenienti da prestigiose istituzioni italiane e giapponesi. È una collezione che non si limita a mostrare: racconta, connette, illumina.

E il grande valore aggiunto del progetto è il programma di incontri ed eventi che animerà Bologna per tutta la durata della mostra: cinema, teatro, performance, dialoghi e attività diffuse in città, grazie alla collaborazione con la Cineteca di Bologna e con le principali istituzioni culturali locali. Un modo per estendere la mostra oltre le sale del museo, trasformandola in un’esperienza urbana, un viaggio che contagia la città.

Per gli appassionati d’arte, per i viaggiatori culturali, per chi ama il Giappone o per chi desidera scoprirlo senza prendere un volo, “Graphic Japan. Da Hokusai al Manga” è una tappa imprescindibile. È una mostra che non si visita soltanto: si attraversa. Si vive come una conversazione tra epoche, come un’immersione in un mondo che ha fatto dell’immagine una forma di pensiero.

INFORMAZIONI AL PUBBLICO

Graphic Japan. Da Hokusai al Manga 

A cura di Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza 20 novembre 2025 – 6 aprile 2026
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio, 2 – 40124 Bologna 

www.graphicjapanbologna.it

Donatella Luccarini